Sul numero di Settembre 2019 di “Non Mollare” (fondazione Critica Liberale), l’articolo “L’irresistibile papeetezza dell’Essere.
Un dialogo tra i principi di realtà e di piacere nel leaderismo nostrano.” di Francesca Palazzi Arduini.
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Estate 2019: il ministro dell’interno, e vicepremier, dopo alcune giornate di svago e serate bollenti presso uno stabilimento balneare, decide
di inaugurare un tour vacanziero sui litorali, alza il tono dello scontro coi suoi alleati, e chiede “pieni poteri”, provocando una crisi di governo.
Non voleva tornare al noioso lavoro di ministro in autunno, la carica “orgonica” del principio del piacere estivo ha aperto in lui maggiori esigenze:
o il ruolo, gratificante, di grande dittatore (vitamina D?), o il ritorno al ruolo di leader politico ma senza quello stressante e noioso confronto con le
leggi ed i regolamenti, coi risultati reali delle sue scelte. Il Re è nudo, verrebbe da dire, e rischiamo sempre più che non sia solo metafora.
Che gli onori siano carichi di oneri, e possano mettere in crisi chi, come si dice, non ha abbastanza “spirito di sacrificio”, è cosa risaputa.
Certo Salvini è solo l’ultimo di una lunga lista di leader edonisti (reaganiani e non), e questa lista somiglia a volte ad una linea temporale di
devoluzione dell’ homo sapiens, come un viaggio allucinante nelle proprie pulsioni, catartizzate dal contatto con la massa e dall’ipertrofia mediatica.
Prima di lui un altro Matteo aveva subito il duro scontro tra il suo principio di realtà e il suo principio di piacere, cercando però soluzioni con una strategia differente: dopo aver infatti diretto un Governo con gran dispendio di energie, la sua insoddisfazione lo aveva indotto a sottovalutare i
risultati di ipnotizzazione delle masse raggiunti, ed a tentare un colpo di mano a dir poco azzardato.
Aveva imposto nel 2016 modifiche alla Carta costituzionale in modo da ottenere, se avesse funzionato, maggiore controllo sulle autonomie locali ed un parlamento più allineato a meccaniche verticistiche. Il numero dei parlamentari italiani infatti, è direttamente proporzionale al senso di
castrazione ed ai lunghi tempi di discussione, ora inefficienti. Ma la disfatta fu totale: gli disse No oltre il 59 per cento dei votanti, con affluenza record di oltre il 65% degli aventi diritto.
Ancor prima di Renzi un altro personaggio assai combattuto tra principio di piacere e principio di realtà aveva funestato il Paese: una persona amante soprattutto del potere economico, scesa in politica per difendere certi affari, capace di modellare un principio di realtà per cui pareva veramente agli italiani che i suoi
affari fossero quelli di tutti.
Ed il piacere? Quello era il piacere patriarcale dello Ius primae noctis, un mix quasi incestuoso, che riproponeva la centralità del narcisista ai suoi massimi livelli: denaro, potere politico, famiglia e harem con giovanissime donne, un poker con jolly.
Un poker che, per la sua longevità, dimostra l’imbattibilità delle politiche del Padre, detentore di un portafoglio di affari personali, rispetto a quelle dei più giovani, e meno saggi emuli, o figliastri, soprattutto se ancora privi di capitali.
Se per Salvini il contatto con la folla, l’erotismo del contatto fisico e della condivisione del cibo, è vincente, non lo è altrettanto il suo rapporto col
principio di realtà (…)
Un poker che, per la sua longevità, dimostra l’imbattibilità delle politiche del Padre, detentore di un portafoglio di affari personali, rispetto a quelle dei più giovani, e meno saggi emuli, o figliastri, soprattutto se ancora privi di capitali.
Se per Salvini il contatto con la folla, l’erotismo del contatto fisico e della condivisione del cibo, è vincente, non lo è altrettanto il suo rapporto col
principio di realtà (…)
«La regina era nel salone a mangiare pane e miele, il re era nella contabilità a contare i suoi soldi»
Gertrude Stein, Tutto sui soldi.
