
da Critica Liberale, fascicolo 21-22, Biblion edizioni
Il castello di carte. Pensiero libertario e democrazie nell’ epoca del voto digitale.*
Un grande successo: entusiasti i promotori della raccolta di firme per il referendum abrogativo riguardante l’eutanasia legale. Di seguito, molte firme online anche per l’indizione di altri due referendum che hanno potuto usufruire della firma digitale per la loro promozione, grazie all’art 38 quater[1] della Legge sul Piano di ripresa convertita a luglio. In questa viene modificato il comma 344 che prevedeva, nel testo della Legge di bilancio del 2020, la creazione di una piattaforma digitale per consentire alle persone disabili la partecipazione all’indizione dei referendum. Eh sì, una legge di 115 pagine che è già significativo leggere: nella miriade di rimandi è impossibile capire i riferimenti ai testi modificati, a meno di non possedere un testo commentato, o come diciamo oggi, linkato. La società “complessa” ci divide in due classi di abilità, una che sa decifrare i testi, ed un’altra, quella popolare, che ottiene informazioni di seconda mano. Firmare online per i referendum è stato invece semplice, applicando il diritto all’esercizio della democrazia diretta previsto dalla legge 1970/352, in questo caso tre referendum abrogativi – per l’ eutanasia legale (modifica Art. 579 c.p.), per l’abolizione della caccia (L.157/1992) e per l’eliminazione delle sanzioni circa l’uso e la coltivazione di cannabis. Ma cosa cambierà il voto digitale nei prossimi anni, e quale è il dibattito in un ambito culturale, quello libertario, da sempre critico nei confronti dei sistemi elettorali e del sistema partitico? Per capirlo occorre fare una premessa sull’uso dei social media come strumento elettorale. In Italia, dal 1948 al 1976 si recava alle urne il 92% degli italiani e solo dal 1976, dopo la vittoria epocale del Pci (34,4 per cento di voti), l’astensionismo iniziò a salire giungendo a toccare punte del 25%. (…)
