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Singola ha chiuso la sua attività di testata giornalistica, per ora i materiali non sono visibili anche se speriamo di poterli rileggere  a brev.
Alcuni dei saggi citati in questa pagina sono stati riscritti e pubblicati in “I.A. come divinità“: L’inconscio è morto. La poesia nell’epoca dei chatbot e Facebook e l’aldilà.

 

Pubblicità e pandemia, da emergenza a singolarità.
di Francesca Palazzi Arduini
Singola, gennaio 2023

In questi due anni di mutazione del messaggio pubblicitario, dallo smarrimento del marketing di fronte ai “lockdown” alla ri-calibrazione di messaggi basati sulla sicurezza, sulle aspettative per  un futuro di “ripresa”, e sulla censura di spot pubblicitari non consoni alla situazione (ad esempio contenenti abbracci), l’analisi proposta dagli addetti al lavoro potrebbe sembrare sufficiente. L’importante mutazione del comportamento sociale, legata alla digitalizzazione spinta della società, spinge ad approfondire l’analisi.
Esiste una teoria differente da quella del ritorno alla normalità, è quella che la pandemia abbia creato una singolarità attraverso la quale un procedimento già in atto ha compiuto un salto di qualità.

Si tratta del processo, sia economico che sociale, di atomizzazione individuale e digitalizzazione spinta. La tesi è presentata nel saggio su pandemia e pubblicità il cui titolo, Neurobiscotti, non si riferisce solamente al meccanismo di tracciamento sui siti web, utile alla profilazione dell’utente e alla continua personalizzazione dei messaggi veicolati. Il saggio allude anche a biscotti veri, analizzando la campagna pubblicitaria televisiva di un arcinoto brand di prodotti da forno, il cui motivetto “Cerca la tua felicità”, sonorizzato con la famosa “My favourite Things” ha proposto in questi ultimi anni spot pubblicitari tutti centrati su manie personali, tic, fissazioni, preferenze ossessive, meritando pienamente la definizione di neurobiscotti. (…)

L’inconscio è morto? La poesia nell’epoca dei chatbot.
di Francesca Palazzi Arduini
Singola, aprile 2023

A proposito di “controllo” e calcolo, tornando a “Psicologia e poesia” di Carl G. Jung (1922), leggiamo che in  un caso “dovremmo aspettarci che l’opera d’arte …non superi mai le intenzioni dell’autore”, in un altro caso “dovremmo attenderci immagini e forme strane, idee afferrabili solo intuitivamente, un linguaggio gravido di significati, le cui espressioni avrebbero valore di veri simboli, poiché esse esprimono nel modo migliore cose ancora sconosciute, e sono come ponti gettati verso una riva invisibile” (…)

Il processo creatore, in prosa, ha una visione esterna, con base emotiva ma mediata e descrittiva, spesso dettagliatamente programmata.
Il processo creatore, in poesia, è una visione interna, con una forza creatrice spesso immediata, anche se successivamente organizzata nella forma. Per Jung comunque l’opera d’arte, sia in versi che in frasi ha origini che “non sono da cercarsi nel subconscio personale dell’autore, ma in quella sfera della mitologia inconscia, le cui immagini primordiali sono proprietà comune dell’umanità”.   Questa è una breve definizione di inconscio collettivo.

Contro l’internet delle cose.
di Francesca Palazzi Arduini
Singola, aprile 2021

La cartografia, la costruzione di mappe, come espressione di un Impero [10]. La ubiquità e liquidità dei dispositivi di connessione come sistema di raccolta globale di dati, al di là del nostro volere. Sistemi che costruiscono una conoscenza di noi che va al di là della nostra autocoscienza…il “doppio virtuale” del mondo come nuovo impero capitalista: il paragone di Zuboff coi sistemi di telemetria applicati su animali selvatici torna alle origini del “concetto di rapina” [11] dicendo come il nuovo capitalismo digitale sia interessato ad analizzare il comportamento spontaneo, istintivo, delle persone nei consumi e nel gradimento dei prodotti.

Queste tecniche e queste tecnologie, usate per scopi commerciali, sembravano, sino a poco tempo fa, innocenti nuovi espedienti per vendere una ebike customizzata o un servizio bancario costruito “attorno a noi”. Ora non più. Non solo perché è evidente che il tessuto di controllo digitale è già usato in paesi a partito unico per stringere i cittadini in una morsa, quel “attorno a voi” è già manipolazione e potenziale tecnopolizia, non solo customizzazione.(…)

 

Facebook e l’aldilà, appunti per un viaggio tra internet e noosfera.
di Francesca Palazzi Arduini, giugno 2020

Chi ha letto ‘Le mille e una notte’ ricorderà Aladino, un ragazzo fortunato perché possiede anche un anello collegato alla sua lampada incantata, rubata da un avido mago. Vi ricorda qualcosa?
Aladino possiede un anello precursore dello smart-watch, in grado di evocare servitù magiche, in caso di smarrimento della lampada.

Mi rincresce assai, ma ciò che mi hai chiesto è una cosa che io non posso fare, essendo essa di competenza dei servi della lampada…”, potrebbe rispondere così, anche oggi, l’Echo Dot quando gli si chiedono cose troppo impegnative per i suoi mezzi.
Che le fantasie del passato, sulle necessità umane ed il modo di affrancarsene, vivano dentro gli schemi della tecnologia del nostro tempo non è sempre palese. Eppure il motore di ricerca risponde ad ogni domanda come un oracolo, e la lampada “touch screen” ci consente di chiamare a noi vari servi, incaricati di portarci ogni sorta di cose esattamente come i Geni nella fiaba di Aladino. (…)