
Pubblicato da A rivista anarchica nel febbraio 2017, l’articolo “Il prendersi cura è anche Lgbt” risponde a una conferenza di S.Pillon, durante la quale l’avvocato alludeva in sostanza alla incapacità umana delle persone Lgbt di essere caregiver. Tesi quanto mai sbagliata, alla quale l’articolo risponde con dati reali e considerazioni sociologiche. L’articolo è disponibile in pdf sulle pagine di Redattore sosciale.
“Le persone LGBT sono figlie di famiglie come le altre, a volte se ne allontanano a causa della non accettazione del loro orientamento sessuale. Le per- sone LGBT si prendono cura degli altri esattamen- te come i partecipanti al Family Day o forse anche di più. Sono medici, infermieri, volontari, sono figli, nipoti, parenti, amici. Sono caregiver anche in for- me più pesanti. Perché se non hanno figli hanno più tempo per dedicarsi alla cura delle persone a loro care. Alcune volte sono oggetto di pesanti costrizio- ni. Le loro famiglie di origine, ad esempio, sorelle e fratelli, magari già con figli grandi, danno per scon- tato che siano loro ad occuparsi, in tutto, dei geni- tori anziani. Non accade di rado che spesso siano caregiver senza avere neanche usufruito come gli altri figli del patrimonio economico e umano della famiglia, essendosene andati altrove e tornando solo per prendersi cura di chi è rimasto da solo. Le persone LGBT sono caregiver anche di fratelli e sorelle disabili, perché spesso gli altri componen- ti della famiglia non hanno tempo per occuparsene. Sono caregiver anche a vicenda, perché tessono una rete di amicizia e mutuo aiuto. Una persona LGBT ha per ora il doppio delle possibilità di restare da solo da anziano e da tre a quattro volte più possibili- tà di non avere fi gli che lo accudiscano da anziano.3 Le persone LGBT hanno dimostrato anche in oc- casione di una delle patologie più devastanti del se- colo, l’Aids, una rete di solidarietà fuori dal comune. Parlando ad una platea italiana, e in maggior par- te composta da persone senza alcuna cognizione di ciò, è stato facile per il conferenziere affermare la di- sumanità degli “Altri” facendosi bello della sua. For- se qualcuno più accorto, meno ingenuo, avrà colto una forzatura nel filo del suo discorso. O forse la pla- tea era composta in maggior parte proprio da quei vicini di casa sempre disposti ad omaggiare il figlio eterosessuale con figli che va in visita ai genitori la domenica, e a guardar storto il figlio gay che invece ogni sera è lì e si prende cura di quei due anziani ai quali non ha mai chiesto niente.”
