“Simone Weil fa un viaggio in Germania, arriva a Berlino nell’estate del 1932, pochi mesi prima della presa di potere come Cancelliere di Hitler. Dopo aver osservato direttamente le condizioni sociali, la crisi, la propaganda nazista, Weil scrive una serie di articoli, addentrandosi con dovizia di particolari in una riflessione sulle radici del totalitarismo, rintracciandovi i metodi dell’imperialismo dell’antica Roma. Weil scriverà poi, in quella sorta di compendio storico-filosofico che è il suo “Riflessioni sull’origine dell’hitlerismo” (1939) due capitoli dedicati uno a “Hitler e la politica estera dell’antica Roma” e il secondo a “Hitler e il regime interno dell’impero romano”, ciò dopo essersi dedicata nelle pagine precedenti ad analizzare il mito delle “nazioni eterne”, comprendendo anche interessanti appunti sul nazionalismo della sua Francia. Vale la pena riassumere e commentare questi due densi e preziosi capitoli, vista l’attuale sconsiderata diffusione sia della propaganda neofascista che usa simbologie imperiali, sia per il permanere nella nostra cultura di una ferita nell’orgoglio, non rimarginata, relativa ai fasti della Roma antica. In questa ferita anche un artista come Petrolini (che mai rinnegò il suo sentirsi “fascista”) aveva girato il coltello con la sua parodia di un ignorante, delirante e presuntuoso, oltre che omicida…imperatore Nerone. Se per la simbologia del pezzo di Petrolini, o di film hollywoodiani come Quo Vadis (1951), il passaggio da una Roma decadente e crudele alla (ancora germinale) cristianità rappresenta una sorta di alibi per la storia antecedente, e Roma è ricordata più per i suoi monumenti che per le sue nefandezze, in Weil il discorso va ben più a fondo.”
Francesca Palazzi Arduini, Simone Weil sul “patriarcato mediterraneo”. da Femminismi blog
