Trump in noi stessi, dal 1946 ad oggi

Nel 1946 il filosofo di lingua tedesca Max Picard pubblica Hitler in noi stessi, la sua tesi su come un personaggio repulsivo come Hitler abbia potuto essere adorato dalle masse. La preparazione dell’avvento hitleriano, scrive Picard, è il progressivo rispecchiarsi umano nella “confusione sconnessa” di immagini, eventi, idee presentategli dai mass media, contesto caratterizzato a quel tempo dall’arrivo delle riviste illustrate e dalla ormai capillare diffusione della radio.

Come producono la “sconnessione” i media? Scrive Picard che il mezzo “…produce le cose in modo che fin dall’origine non sono collegate tra loro e pertanto si dimenticano una dopo l’altra già prima che siano scomparse, e fin dall’inizio si presentano in una nube di oblio”.[1] La tesi di Picard è chiara sin dall’inizio del testo, la sua intuizione precede l’arrivo della Tv prima e di decenni quello della telefonia mobile e dei media digitali poi ma descrive uno schema che tutti conosciamo. Sostituiamo il termine usato da Picard, “uomo”, con umanità, e leggiamo: “il mondo è disgregato, gli oggetti passano slegati di fronte all’umanità sconnessa”.

 

La parola sconnessa è la traduzione italiana di Zusammenhangslosigkeit, mancanza di coerenza, di connessione, e risulta ora beffarda: la parola “connessione” è oggi una parola centrale, che esprime l’attuale necessità per motivi di informazione, lavoro, socialità, di un collegamento perenne alla rete digitale e all’infosfera.

Il filosofo anticipa il tema della frammentazione della coscienza prevedendo che siano i mass media i principali strumenti di cambiamento dell’assetto mentale umano, in primis nelle sue modalità di apprendimento e nella comunicazione con gli altri. Non è un caso che, sempre in quegli anni, anche Simone Weil si fosse interrogata sulla differenza tra flusso continuo della coscienza umana e flusso discreto. Roberto Calasso nel 2017[2] riprendeva il discorso citandola: “…a partire dalla Grecia, la scienza è una sorta di dialogo tra continuo e discontinuo”, ed aggiungeva che la coscienza è una mescolanza tra discreto e continuo ma che la sua stessa informità la definisce come “continua” e dipendente senza sosta dal mondo esterno. L’informazione è invece discreta e “autistica”, dipende essenzialmente da una presa di corrente; necessita semmai di un ordine sociale che le fornisca sempre energia in modo costante e sicuro.

Alla tesi sulla “disconnessione” di Picard si può abbinare tutto il pensiero successivo sulle dittature, compreso quello sulla proiezione e sulla peste psichica nei regimi dittatoriali (W. Reich). (…)

Su Micromega online, 5 maggio 2025